dc.description.abstract | In questa tesi viene esaminato lo sviluppo del linguaggio nei libretti ottocenteschi. L'ipotesi era che il libretto sia cambiato dal tipo antirealista al realista. Questo vale solo a metà, vale a dire per quanto riguarda la componente anti-realista. Questa caratteristica, la lingua antirealista, la troviamo nella prima metà del secolo e ha tutto a che fare con l'opera seria settecentesca da cui proviene il melodramma del primo Ottocento. Ci sono molte denominazioni nella letteratura per questo linguaggio antiquato, cioè lambiccato, poetico, arcaico, aulico e conservativo, surrealista e caratterizzato da una latinizzazione. Troviamo questo tipo di linguaggio nelle opere di Rossini, Donizetti, Bellini e nelle opere di Verdi prima di lavorare con Arrigo Boito. Una delle spiegazioni per l’impiego di questo tipo di linguaggio è stata la censura e il desiderio di evitarla. Questo era certamente il caso per soggetti che erano scioccanti per il tempo. Inoltre nella prima metà del secolo, il mondo dell'opera era organizzata ancora piuttosto locale e non era sotto l'influenza di idee progressiste e internazionali. Queste caratteristiche sono anche evidenti nell’osservazione di alcuni frammenti dell'opera Nabucco di Verdi.
Tuttavia, per quanto riguarda lo sviluppo del libretto dopo il Risorgimento, non è possibile proporre una sola classificazione. L'ipotesi - verso un libretto più realistico - sussiste in parte ma non è l'unico sviluppo che c'è. Un tono più realistico e meno distinto si può certamente vedere nelle opere di Leoncavallo o Puccini, che è evidente da sia la letteratura, sia dall'analisi del testo di alcuni frammenti di La bohème. Tuttavia, questo non è tanto il caso nella scrittura di Arrigo Boito. Il suo uso della lingua italiana non era esattamente comune, ma di alta qualità intellettuale e poetica. Boito arricchì i suoi libretti di parole insolite e rime difficili. Quindi la parola scritta nell'opera lirica alla fine del secolo era di natura molto diversa rispetto ai decenni all’inizio dell’Ottocento. | |